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LKV 150 un’azione energica ma con rispetto

Tra le attrezzature proposte dal costruttore cremonese Mainardi vi sono operatrici per la gestione del terreno specifiche per vigneto e frutteto. Tra queste abbiamo provato l’erpice a dischi della serie LKV da 1,50 m di larghezza per verificarne l’efficacia e i contesti applicativi

La moderna viticoltura richiede una gestione del terreno sostenibile sia dal punto di vista agronomico, sia economico. Per perseguire tali obiettivi, le lavorazioni meccaniche non devono sconvolgere l’equilibrio fisico, chimico e biologico del suolo arrecando un disturbo troppo drastico in modo tale che il terreno possa recuperare rapidamente la propria integrità funzionale. Dal lato economico la velocità di esecuzione dell’operazione deve essere adeguatamente elevata per ridurre tempi e costi di intervento. Gli erpici a dischi specificamente progettati per le lavorazioni in vigneto possono rappresentare una valida soluzione per una gestione sostenibile. Rispetto a un inerbimento stabile, dove le condizioni pedologiche e di giacitura lo consentono, la lavorazione superficiale dell’interfila può migliorare il bilancio idrico del terreno grazie a una più elevata penetrazione e ritenzione dell’acqua e alla riduzione delle perdite idriche per risalita capillare, contribuendo a ridurre i fenomeni di ruscellamento grazie a una maggiore permeabiiltà degli strati superficiali.

L’erpice in prova

L’erpice visionato appartiene alla serie LKV della ditta Mainardi con sede a Soncino (Cremona), azienda specializzata da diversi decenni nella produzione di attrezzature per la lavorazione del terreno e la preparazione del letto di semina. Mainardi ha progettato e messo a punto l’erpice a dischi LKV, particolarmente indicato per la lavorazione nei vigneti. È disponibile, oltre che nella versione da 1,50 m di larghezza di lavoro, nei modelli 165 -195 e 215 con fronte rispettivamente di 1,50 - 1,65 - 1,95 e 2,15 m.

Il telaio portante. Il telaio dell’erpice è dotato di robusti attacchi a tre punti (per attacco di cat.2), con staffe per il collegamento ai bracci di sollevamento del trattore dotate di tre fori collocati a diversa altezza per agevolare l’accoppiamento a diversi modelli di trattori. Il telaio a doppia traversa in acciaio a sezione quadra avente spessore di 80x80x8 mm, supporta gli assi porta dischi e si protende posteriormente per sostenere, mediante un attacco articolato, il rullo a gabbia. L’assetto del telaio pieghevole di supporto del rullo può essere regolato mediante un cilindro idraulico collegato al distributore del trattore.

Gli organi lavoranti. Sono costituiti da quattro gruppi disposti su due ranghi. Ciascun gruppo è composto da tre dischi dentati che lavorano obliquamente rispetto all’asse dell’interfilare: i dischi anteriori sono disposti in modo da svolgere un’azione a scolmare (verso l’esterno), mentre i due gruppo posteriori lavorano a colmare (verso l’interno). I dischi, aventi diametro di 560 mm e spessore di 6 mm, sono del tipo dentato con bordo tagliente. Ruotano su supporti HUB40 con guarnizioni a tenuta stagna senza manutenzione per ridurre tempi e costi di intervento. Per assorbire con elasticità le asperità del terreno i supporti dei dischi sono staffati con speciali tamponi ammortizzanti in gomma interposti tra la staffa e il telaio di supporto.

L’assetto in campo

Durante la prova, l’erpice Mainardi LKV 150 è stato accoppiato al sollevatore posteriore di un trattore Fendt 210 V Vario TMS con potenza di 100 CV (73 kW).

Come ha lavorato

L’erpice a dischi presenta il vantaggio di ridurre il’iinversione degli strati del suolo, di effettuare un buon rimescolamento e di evitare la formazione della suola di lavorazione. L’elevata velocità operativa possibile con l’erpice LKV permette di controllare controllare tempestivamente ed efficacemente lo sviluppo di infestanti, interrare residui di potatura e ammendanti organici.

Stabilità. Solitamente la lavorazione con erpici a dischi rende difficoltoso il mantenimento della linea di avanzamento a causa delle derive laterali (dovute alle rotazione dei dischi). La soluzione di disporre i gruppi di dischi su due ranghi a orientamento contrapposto, convergente quelli anteriori e divergnete i posteriori, abbinati a un’ancora centrale con funzione stabilizzatirce munita di molla di precarico, permette di ridurre sensibilmente l’effetto deriva, mantenendo l’erpice in fase di avanzamento, lungo la direzione prestabilita durante l’avanzamento. La lavorazione bilanciata tra i due ranghi di dischi contrapposti e la presenza dell’ancora direzionale, ha consentito di operare tra i filari a elevata velocità con punte fino a 10-12 km/ora.

Profondità di lavoro. L’erpice a dischi è stato progettato per la lavorazione del terreno mediante un’azione superficiale.
La prova dell’operatrice è stata condotta in un frutteto di nuovo impianto con presenza di profonde ormaie dovute ai lavori di messa a dimora delle barbatelle e delle relative strutture di sostegno. Il passaggio dell’erpice ha permesso di ripristinare il livellamento del terreno eliminando il compattamento arrecato negli strati superficiali.
La profondità e l’incidenza di lavorazione dei dischi sono impostabili mediante la regolazione idraulica del telaio articolato pieghevole che supporta il rullo posteriore. Si evita così che l’operatore debba scendere dal trattore per eseguire eventuali variazioni di settaggio dell’operatrice.

Gestione dell’inerbimento e dei residui. La prova in campo ha dimostrato la capacità dell’erpice di incorporare nello strato lavorato i residui di potatura che sono stati sminuzzati dal passaggio dei dischi. L’adeguata spaziatura tra le due file di dischi ha evitato l’accumulo di terreno e materiale vegetale tra gli elementi di lavoro. Le capacità e le modalità operative dell’erpice lo rendono particolarmente idoneo per l’interramento degli ammendanti come il letame e dei concimi, senza comprometterne la stratificazione e la struttura del terreno.

Manovrabilità. Le manovre di capezzagna a fine filare sono agevolate dal ripiegamento in verticale del rullo con notevole riduzione dell’ingombro dovuto allo sbalzo posteriore dell’erpice. Per rispettare quanto previsto dal Codice della strada per la circolazione con attrezzature portate, sul telaio è fissata l’apposita tabella retroriflettente.

Possibilità d’impiego. L’erpice LKV è particolarmente indicato per la lavorazione superficiale nei vigneti biologici per l’interramento di colture da sovescio. Le capacità operative lo rendono comunque interessante anche per quelle aziende convenzionali che sono sensibili al rispetto dell’ambiente. La lavorazione di erpicatura si presta anche per l’eliminazione delle infestanti e la preparazione del terreno per la semina del tappeto permanente o del sovescio tra i filari.

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